Non c'è ragione. Non c'è
buio a dirotto che aspetto.
Una volta pensavo
che questa cosa nelle mani
fosse cosa viva.
O forse mi è solo fuggito via
l'ultimo minuto sotto gli occhi
veloce che poi
più nulla è stato.
E continuo
anelli di fumo, occhi rotti
e un sasso che lancio
nell'acqua. Ero bambina.
Forse l'orizzonte
ha solo cambiato rotta. Solo quello.
Ma è da allora
che aspetto
un cerchio. Che aspetto.
Poi la sveglia
che suona e non c'è tempo
per il caffé.
Bisogna correre
minuti persi dietro i vetri.
Infrangibile assenza.
Qualcuno piange senza occhi
non ho il tempo di bere, fare
baciare.
Chi mi ha cucito le labbra
lo ha fatto coi silenzi che dispero
dormendo.
La sveglia ancora. Il buio
non sa attraversare bene
la strada. Eppure
una volta era carne
questa plastica.